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Egitto di Horus

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i giochi dell'antico egitto
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Ritrovamenti (per lo piu’ in tombe) di pedine, scacchiere e iscrizioni murali ci permettono di conoscere quelli che riteniamo essere i principali giochi. Per esempio sono state ritrovate delle pedine bianche e nere, simili ai moderni scacchi, e delle scacchiere rettangolari divise in 30 o 33 caselle (il senet), oppure circolari raffiguranti un serpente arrotolato con la testa nel centro ed il corpo diviso in segmenti (il gioco del serpente).
Sappiamo anche che conoscevano il puzzle, il boomerang (di cui in Egitto è stato trovato il primo esemplare), i dadi (identici a quelli moderni e costituiti anche da più di sei facce), gli specchi, le bambole e degli aerei giocattolo! A proposito di questi ultimi, un esemplare è stato ritrovato all'interno delle piramide a gradoni di Zoser edificata intorno al 2800 a.C.
Le donne amavano danzare ed ascoltare musica, mentre gli uomini preferivano gli esercizi di destrezza o di forza e gli sport come l'equitazione, il canottaggio e il tiro con l'arco.
Riservata al faraone perchè molto costoso era la caccia nel deserto.
Alcuni faraoni si fecero organizzare anche spettacoli su misura di cui esistono testimonianze o documenti. Snefru sconfiggeva la malinconia guardando le provocanti contorsioni di donne vestite solo di tessuto di rete. Cheope sembra abbia convocato una sorta di mago di nome Djedi di cui si diceva fosse in grado di riattaccare le teste. L'intento di Cheope era quello di far tagliare alcune teste umane per poi ammirare le capacità miracolose di Djedi.
Ma al di la’ delle leggende tramandate di alcuni giochi abbiamo testimonianza piu’ precise: riportiamo i principali giochi di cui siamo a conoscenza.

Il gioco del cerchio.


Agli Egiziani risale la più antica raffigurazione del gioco con il cerchio. Nella tomba di Roti a Beni-Hassan troviamo una pittura raffigurante i due uomini che con una bacchetta uncinata tentano di tirare dalla propria parte un cerchio.

Giochi con bastoni e fuscelli.


Nella stessa tomba Ippolito Rossellini scoprì la raffigurazione di un certo gioco: quello dei fuscelli, le cui regole non sono conosciute e delle quali non ci sono pervenute informazioni da epoche successive. Sempre nella medesima tomba si trovano due raffigurazioni che così descrive: "cinque uomini fanno atto di passare da una mano all’altra una specie di dardo o bastone aguzzo per conficcarlo in un quadrato, a guisa di grosso mattone, posto in terra: forse il gioco consiste nella destrezza di far rimanere i dardi conficcati in modo che si incrocino a giusta distanza".

Lo schiaffo del soldato.


Ippolito Rossellini trovò sempre nella stessa tomba la raffigurazione di un altro gioco, "lo schiaffo del soldato" :un uomo sta piegato a terra, carponi, e due o più suoi compagni lo percuotono senza che lui li veda; se quello percosso indovina chi è stato a colpirlo questo prende il suo posto.
E’ un gioco che ritroviamo anche ed ancora nella nostra cultura: i nonni raccontano che lo si praticava in caserma.

Giochi da tavolo - il Senet

Gli Egizi, un popolo antico ancora oggi sotto molti aspetti all'avanguardia, avevano un passatempo la cui diffusione è paragonabile solo al gioco delle carte da tavolo per l'uomo moderno: il Senet.
Benché il bisogno di "ammazzare il tempo" fosse più che altro appannaggio dei più nobili, pare che anche le classi sociali meno abbienti dell'Antico Egitto avessero a disposizione dei momenti di relax - nelle pause di lavoro ovviamente - per dedicarsi a lunghe partite di Senet sull'esito delle quali talvolta scommettevano beni mobili, cibo e soprattutto grano che veniva usato correntemente come unità di scambio monetaria per i commerci.
Contrariamente all'ordinarietà di quella che potrebbe essere per noi una partita a "Scala Quaranta", il gioco del Senet rivestiva per gli Egizi anche un'importante funzione religiosa: il movimento delle pedine sulla tavola di gioco infatti, corrisponde al percorso del defunto nell'aldilà ed il successo garantiva al vincitore la rinascita dopo la morte.
Era comunque un gioco costruito per sole due persone, ma è logico ritenere che - fuori dai luoghi privati - si tenessero dei tornei ai cui vincitori spettavano forti somme di denaro oppure pane e birra che erano considerati cibi benedetti dagli dèi.
Il gioco era particolarmente apprezzato dal Faraone e dalla sua Regina e le regole del gioco venivano tramandate nella famiglia reale di padre in figlio insieme con le strategie più efficaci per vincere l'avversario.
Essendo molto importante per la società egizia, esistevano veri e propri tavoli da gioco fatti apposta per il Senet, in ebano e avorio decorato da pietre preziose (turchese, lapislazzuli e oro), e con un finissimo corredo di pedine intagliate con precisione raffiguranti teste di leone, di sciacallo o di ibis. Il loro costo tuttavia era proibitivo e dunque questo tipo di "confezione" era riservato alle famiglie più ricche o al Faraone stesso che poteva commissionarne la realizzazione secondo il proprio gusto.
Le tavolette di Senet rinvenute nei vari siti archeologici fanno però pensare ad una maggiore diffusione della versione "portatile": questo significa che quando si allontanavano da casa per gli impegni di lavoro o per viaggiare, presumibilmente gli Egizi si portavano dietro il proprio Senet esattamente come facciamo noi con il nostro inseparabile mazzo di carte.
Noi "moderni", conosciamo l'antico gioco del Senet attraverso gli scritti che ci sono giunti dal popolo delle piramidi ed anche grazie alle oltre quaranta tavolette da gioco, con relativi pedoni e bastoncini (usati come dadi), che sono state rinvenute nei vari scavi effettuati in Egitto. La più antica rappresentazione del gioco del Senet è invece presente a Saqqara nella tomba di Hesy (III Dinastia, 2686-2613 a.C.), ma molte altre raffigurazioni sono visibili in molte altre tombe e monumenti di varia destinazione.
Il giovanissimo Faraone Tutankhamon (XVIII Dinastia, 1333-1323 a.C.), era un accanito giocatore di Senet ed amava intrattenervisi a lungo in particolar modo con sua moglie Ankhesenamon. Pensate che quando Howard Carter e Lord Carnarvon ne aprirono la tomba, rinvennero nel suo corredo funebre addirittura quattro tavolette di Senet complete !

Il Senet era una specie di dama che si giocava su una scacchiera rettangolare.
Gli scavi archeologici testimoniano che era praticato in tutte le classi sociali. Segni di questo gioco sono stati rinvenuti nei templi e nelle tombe, nelle quali molte pitture murali raffigurano il defunto che gioca al Senet. Gli scritti religiosi egiziani riferiscono che anche nell'aldilà le anime continuano a giocarci: al morto sarà assicurata la sopravvivenza dopo la morte se vincerà una partita contro un avversario invisibile.

Il Senet era un po' il gioco nazionale nell'Antico Egitto e sicuramente il gioco piu’ popolare e importante. Tutti, ricchi e poveri, adulti e bambini, impegnavano il loro tempo libero a sfidarsi a questo gioco. Il senet era un gioco talmente popolare che assunse un'importanza notevole anche per il viaggio nell'aldilà. Il defunto, come riportato nel famoso Libro dei Morti, doveva infatti disputare una partita contro un avversario invisibile per poter accedere al regno dei morti. Il primo esemplare di senet risale al Periodo Predinastico, mentre nella tomba di Rahotep (IV dinastia) è stato rinvenuto per la prima volta il nome del gioco. Il faraone Tutankhamon possedeva 4 senet di cui uno era composto di caselle di avorio, le pedine di materiale pregiato e poggiava su un mobiletto avente i supporti a forma di zampa di leone. Il senet era sostanzialmente un gioco di velocità tra i due sfidanti:
Le regole:
Ogni giocatore era in possesso di 7 pedine (o 5 a partire dal 1600-1500 a.C.) di colore bianco o nero. Lo scopo era quello di completare le 30 caselle (in egiziano "peru") del percorso (10 caselle per 3 file) in maniera sequenziale, cioè dalla 1 alla 10, dalla 11 alla 20 ed infine dalla 21 alla 30. All'inizio del gioco, le pedine venivano disposte in modo alternato dalla casella 1 alla 10. Per muovere le pedine, i giocatori erano in possesso di 4 tessere con una faccia bianca ed una nera.
La combinazione delle tessere dava il risultato della mossa:
1 bianco + 3 nere = 1 punto;
2 bianchi + 2 nere = 2 punti;
3 bianchi + 1 nero = 4 punti;
4 neri = 6 punti.
In alternativa venivano più comunemente utilizzati dei bastoncini al posto delle tessere.
Le pedine venivano spostate in avanti o indietro a seconda del risultato ottenuto. Quando tutte le pedine del medesimo colore venivano a trovarsi nell'ultima fila potevano terminare, una alla volta, il percorso. Il vincitore era colui che riusciva a completare le 30 caselle della "scacchiera" con tutte le 5 pedine. Il gioco era però reso più difficile da alcune regole:
a) se una pedina capitava su una casella già occupata doveva retrocedere alla prima posizione libera;
b) se due o tre pedine dello stesso colore si trovavano in fila non potevano essere scavalcate da quelle dell'avversario;
c) se una pedina capitava nella casella 27 contrassegnata dal geroglifico "casa dell'acqua", essa retrocedeva sino alla casella 1 o sulla successiva casella disponibile.
Occorre precisare che in nessuna tomba e su nessun papiro sono mai state rinvenute le vere regole del gioco. Molti studiosi, come Kendall e Bell, si sono applicati per dare al gioco le regole più plausibili. Quelle descritte sono frutto di studi che si basano su ragionamenti logici che però, come detto, non hanno mai trovato riscontro storico.

Il gioco del serpente

Uno dei giochi più antichi di cui si abbia conoscenza è il Mehen, nome che significa "Serpente arrotolato".Il nome di questo gioco da tavolo deriva dal fatto che le caselle erano disposte come un serpente attorcigliato. I loro dadi erano gli astragali, costruiti con ossa di animali.
Il gioco del serpente risale ad un epoca addirittura precedente la I dinastia. Si tratta di un gioco di probabile carattere religioso che si svolgeva su una tavola di forma circolare del diametro di circa 30cm che riproduceva le spire concentriche di un serpente avvolto su se stesso con le squame a rappresentare le caselle. Sulle regole di questo gioco si sono solo formulate alcune ipotesi ma ad oggi non si conoscono con precisione poichè le regole originali sono andate completamente perdute.

Il serpente raffigurato sul tavoliere ha sempre la testa al centro e il suo corpo è suddiviso in una serie di caselle che dovevano probabilmente essere percorse dalle pedine dei giocatori. Il numero di spire varia da esemplare ad esemplare così come il numero di caselle da percorrere. Apparentemente, infatti, il gioco non doveva avere una struttura così ben definita come il Senet o altri giochi antichi e anche le dimensioni potevano variare. Molti degli esemplari ritrovati hanno anche una sorta di protuberanza, talvolta forata, come se il tavoliere potesse essere appeso ad una parete. Alcuni studiosi, fra i quali H. Fischer hanno voluto vedere in questa protuberanza la rappresentazione stilizzata della testa della tartaruga d'acqua dolce e hanno studiato i possibili rapporti simbolici fra questo animale e il serpente. Più probabilmente, si trattava di area di gioco che aveva un suo ruolo preciso, ma senza alcuna valenza simbolica. Forse veniva utilizzato per muovere il piano di gioco oppure, più semplicemente, per collocare le pedine all'inizio o alla fine della partita

Le Bambole


A Tebe sono state ritrovate molte bambole, quasi sempre prive di articolazioni, in terracotta dipinta, spesso solo abbozzate o costruite senza gambe e braccia, alcune delle quali conservano ancora la capigliatura con perline in falence infilate in cordicelle sulle nuca a intervalli regolari. Presso il Museo del Cairo sono visibili alcune figurine in argilla, destinate a far parte dei corredi funebri posti accanto alle mummie. Realizzate con estrema semplicità potrebbero sembrare ad un primo esame, figurine di tipo religioso ma il particolare della mobilità delle braccia (articolate alle spalle per mezzo di perni meccanici) ci dichiara la loro funzione. Numerose anche le bambole di stracci rinvenute in varie tombe.

Cani e Sciacalli.

Questo gioco è conosciuto sotto diversi nomi: "Gioco dei trenta punti", "Gioco dei cinquantotto fori", "Cani e sciacalli", o anche "Gioco della palma". I primi due nomi derivano dal numero di fori che ogni giocatore doveva percorrere con i propri pezzi o dal totale dei fori realmente utilizzati, mentre gli altri due si riferiscono alla forma che spesso avevano i pezzi di gioco e dal disegno inciso su molti tavolieri. Anche in questo caso, il ritrovamento di uno dei pezzi più antichi di cui si abbia conoscenza, risalente al 2000 a.C., è merito di Howard Carter, il quale riportò alla luce il prezioso reperto durante la campagna di scavi compiuta insieme a Lord Carnarvon, suo socio finanziatore, a Tebe. Anche in quest'occasione, le regole del gioco non ci sono state tramandate ma, come nel caso del Senet, disponiamo di numerose teorie plausibili. Secondo le ipotesi più accreditate, ogni giocatore muoveva i propri pezzi lungo uno dei due lati del percorso e il raggiungimento di determinati punti, evidenziati da un bordo colorato o collegati fra di loro da linee, portava a situazioni particolari. Si potevano guadagnare o perdere turni di gioco oppure avanzare o retrocedere lungo i collegamenti, una regola, quest'ultima, molto simile a quella che ritroviamo nel moderno gioco chiamato Scale e serpenti, che in molti paesi è popolare almeno quanto il Gioco dell'Oca. I pezzi muovevano partendo dalla parte interna del tavoliere, scendendo lungo il tronco della "palma" per poi risalire verso il "cielo", raggiungendo l'ultimo foro, che era anche l'unico in comune fra i due percorsi

 
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Molto interessante ma potevate risparmiarvela la parte "HOT", please???????????????!!!

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no......LA PARTE HOT!!!!! Xkè l'hai messa??? Potevi semplicemente scrivere ke anke gli Egizi erano fissati con le cs HOT???????

Ora nn vorrei litigare.......ma cm t è saltato in kmente d fare 1 4um TT SUGLI EGIZI???? 6 1 secchiona??
SENXA OFFESA........

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perkè mi paice lo trovo interessante

 
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